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Sunstar di Que-Shu abbraccia Goldmoon e le rivela di essere scappata alla prigionia dei draconici, che la tenevano in una cella insieme a Raven Eye. Per quanto ne sa, loro due sono gli unici due sopravvissuti della tribù (oltre a Goldmoon e a Riverwind, ovviamente). Sunstar si scusa con Goldmoon per quello che la tribù ha fatto a Riverwind; quei fatti oggi sembrano insulsi e inutili.

Goldmoon e Riverwind concedono il loro perdono così Sunstar si unisce al gruppo. 

Gli eroi decidono di non indugiare e di recarsi direttamente nell’antico tempio dove si nasconde il drago. Se i Dischi di Mishakal sono da qualche parte, sono certamente nella tana del drago nero!

Tanis guida il gruppo, grazie alla sua infravisione e alle sue abilità furtive. 

Ampi gradini conducono dalla grande piazza fino ad una corte con colonnato. Tutte crepate, e alcune addirittura in frantumi, le colonne supportano il soffitto di pietra pericolosamente inclinato. In alcuni punti le pareti naturali della caverna sotterranea hanno abbattuto le pietre lavorate del palazzo, che sono crollate sulla corte. Un grosso passaggio ad arco conduce in un’enorme stanza buia a est. Sul retro della corte un paio di porte di acciaio ossidato si ergono chiuse. Anche queste conducono ad est.

Questo corridoio largo 6 metri è sovrastato da un soffitto ad arco alto 9 metri. Il pavimento è rivestito con un mosaico a scacchi apparentemente senza nessun significato. 

In fondo al corridoio Tanis riesce ad affacciarsi nella tana del drago.

Una grande sala circolare si allarga davanti al mezzelfo, con un diametro di 30 metri. La stanza si solleva per almeno 20 metri, fino ad un soffitto a cupola semi-trasparente, ma incrinato in più punti. Una debole luce filtra dalla nebbia in alto, diffondendosi dal centro della stanza circolare, dove si trova un drago nero dalle scaglie scintillanti, accovacciato su un cumulo di gioielli, di armi d’acciaio, e di oggetti elaborati. 

È allora che Sturm, rimasto nelle retrovie, mette il piede su una piastra a pressione nel pavimento, attivando un forte allarme che risuona con un potente gong in tutto il tempio in rovina. 

Il drago si accorge dell’intrusione e, con una furia cieca, si scaglia contro il gruppo, determinato a rientrare subito in possesso del Bastone di Cristallo Blu. 

Ma Goldmoon non lo teme. “Raggruppatevi intorno a me: defletterò il soffio del drago.”

Il drago soffia.

Riverwind trema, memore della morte orrenda patita il giorno prima. 

Goldmoon si erge fiera: “Mi dispiace, ma Mishakal non è d’accordo!”

Il Bastone di Cristallo Blu si illumina e crea una barriera invisibile che deflette completamente il soffio acido del drago. 

Goldmoon ode di nuovo la Dea parlarle nelle orecchie: “Recuperate i Dischi e colpite il drago con il Bastone. Tutto andrà bene.” 

Goldmoon incita i compagni, che ritrovano coraggio: “Fate ciò che dico io e andrà tutto bene. Kender, entra nella tana e cerca i Dischi di Mishakal! Su, non indugiare!”

Il drago si avventa su Tanis, che ne evita gli artigli, tuttavia la creatura riesce a infliggergli un morso provocandogli un orribile ferita al braccio.

Tasslehof cerca di deridere senza paura alcuna il drago: “Lucertolone, sappi che oggi è il giorno che Tasslehoff Burrfoot ti ruberà TUTTO il tesoro! ahahahah!”

Al solito Raistlin agisce in silenzio, ma con coraggio e grande efficacia, e getta una Ragnatela sul drago. 

Goldmoon prepara il suo bastone, che inizia a brillare di una luce azzurra sempre più intensa: “Coraggio, compagni, presto spunterà il sole!”

Tas manca il colpo e si giustifica con sé stesso: “Che scemetto che sono! Ho tirato con il pugnale sbagliato. Era uguale a quello +100 Ammazzadraghi, ma era un pugnale normale. Mi confondo sempre, che distrattone che sono!”

Flint si arrampica sulla schiena del drago e lo colpisce alla bocca, con l’intenzione di chiudergliela per sempre. Il colpo va a segno, mentre la bava caustica del drago gli brucia la barba, ma il nano resta intrappolato alla ragnatela, che ora lo lega alla schiena del drago (e dire che Tas era già pronto a deriderlo per la culata che stava per battere in terra…!).

Ma il colpo finale lo sferra Goldmoon, direttamente da parte di Mishakal. Il bastone, potenziato al massimo, sferra un colpo di luce azzurra assolutamente letale. 

“Volevi il bastone, drago?!? … ECCOTELO!”

Il Bastone finisce in frantumi non appena colpisce il drago. Un’esplosione di luce blu si dipana dal bastone in scintillanti onde sferiche. La sagoma dell’eroe che ha rotto il bastone sparisce immersa nella luce, mentre un suono di campane riempie la sala. La brillante parete di luce blu inizia a pulsare e il suo potere fa tremare la terra. Anche il possente drago è avvolto dal bagliore e cade, urlando, dentro all’immensa luce. Le pareti tremano. Le colonne nella stanza traballano e iniziano a frantumarsi. Il soffitto crepato inizia a sbriciolarsi. E, sotto il soffitto che frana, anche le pareti della caverna iniziano a venire giù.

Il gruppo non ha tempo da perdere e si avventa sul tesoro del drago.

Riverwind trova subito i Dischi di Mishakal e li raccoglie, certo che presto ritroverà la sua Goldmoon.

Raistlin recupera il suo Bastone di Magius, ma segretamente cerca come può il libro degli incantesimi di Fistandantilus (di cui solo lui è a conoscenza e la cui storia esula dagli scopi di questo racconto).

Flint trova uno strano mantello, intessuto in modo meraviglioso. 

Tas raccoglie tutte le monete di platino che riesce e qualche gemma. Raistlin lo guarda scuotendo la testa (e pensando fra sé: “Stupido di un Kender, non valgono niente!”).

I Compagni scappano allora dalla tana del drago, mentre la grotta e ciò che resta di Xak Tsaroth franano definitivamente. 

Ma come fuggire? L’ascensore è ormai fuori uso. 

È Sturm ad avere l’idea giusta: l’ascensore funzionava tramite il contrappeso dei nani di fosso. Quindi quei nani scendevano come “peso” dell’ascensore, per poi risalire a piedi dal condotto fognario. Questo significa che devono esserci impronte chiarissime che, dall’ascensore devono condurre al condotto fognario, lasciate dagli innumerevoli passaggi dei nani. 

E infatti per Riverwind è un attimo trovarle. 

Le impronte conducono ad una cascata, dalla quale i nani di fosso risalivano lo strapiombo della caverna grazie a dei grossi rampicanti. 

Tas: “Saliamo tutti, ma Flint [o Calboni] non può fare il capocordata… conosciamo tutti quel suo problemino intestinale… ihihihihihi!”

Il gruppo risale il crepaccio.

Tas perde gran parte delle monete di platino rubate al drago e si dispera piangendo come un bambino. 

(“Stupido di un Kender, non valgono niente!”).

L’acqua da qui si getta in un’enorme caverna. Sopra le teste degli eroi la nebbia si infittisce, celando il soffitto di pietra. Un singolo, debole, raggio di luce penetra nell’enorme area sotterranea. Quasi 150 metri più in basso, le rovine ricoprono il pavimento della grande caverna. L’antica città di Xak Tsaroth versa in differenti stadi di rovina: alcuni edifici sono quasi intatti, altri non sono che macerie.  Diverse cascate si rovesciano sulla città, e molte di quelle che un tempo erano strade adesso sono dei fiumi, che convergono tutti in un grande baratro a nord. Una imponente catena metallica scende dalle nebbie davanti a voi fino ad una piccola corte in basso. 

In cima al crepaccio però Sunstar sta piangendo. Non sopporta di lasciare l’unico altro sopravvissuto della sua tribù a morire da prigioniero dei draconici nell’imminente frana.
Riverwind lo capisce. 

Si avvicina a Sturm Brightblade e gli consegna i Dischi di Mishakal: “Non posso immaginare nessuno migliore di te per custodirli. Dalli a mia moglie e dille che mi aspetti. Tornerò.”

Lui e Sunstar, col massimo coraggio, abbandonano il gruppo e tornano nel livello basso di Xak Tsaroth. 

Il gruppo prosegue fra le misteriose rovine superiori dell’antica città, imbattendosi anche in alcune scene spettacolari (come un palazzo capovolto abitato da fantasmi che si muovono a testa in giù), ma alla fine trova il condotto e riesce a risalire fino alla superficie, in tempo per scappare alla frana definitiva che distruggerà per sempre Xak Tsaroth.

Nella sala, la bellissima statua della dea troneggia sui presenti. Nelle sue mani c’è un bastone di cristallo blu in tutto e per tutto identico a quello che gli eroi ben conoscono. Ai piedi della statua c’è una solitaria figura.

Qui, davanti alla statua di Mishakal, si trova infatti Goldmoon in preghiera, che stringe in mano uno strano oggetto. Gli eroi apprenderanno in seguito che si tratta del simbolo sacro di Mishakal e che Goldmoon è adesso la prima Vera Chierica a camminare su Krynn dai giorni del Cataclisma.
Ma, soprattutto, grazie al testo sacro inciso sui dischi di platino di Mishakal, altri potranno convertirsi e utilizzare i poteri divini concessi dagli Dei del Bene. 

Di lì a poco arriveranno anche Riverwind, Sunstar, e Raven Eye. 

Il giorno finisce mentre il gruppo di eroi attraversa le montagne. Le pianure sotto di esse si allungano a perdita d’occhio. Nubi scure si addensano a ovest. Ma purtroppo i Compagni capiscono presto che non sono semplici nubi scure: anche da questa grande distanza è palese che le tenebre che si espandono sopra le pianure sono ben altro. È il fumo nero che si innalza nel cielo autunnale e proviene… dalle foreste di Solace.